L’olio esausto costituisce una minaccia per l’ambiente, e deve essere raccolto e smaltito adeguatamente.
In Italia vengono prodotte 280.000 tonnellate di olio alimentare esausto, circa 5 Kg pro capite.
L’olio disperso nell’ambiente, come quello utilizzato nei motori delle automobili, rappresenta una fonte di inquinamento rilevante per il terreno, la flora e la fauna, l’acqua e anche per i filtri dei depuratori e le linee fognarie.

Nel 2001 viene costituito il Consorzio Obbligatorio Nazionale di raccolta e trattamento oli e grassi vegetali e animali esausti (Conoe), cui aderiscono più di 250.000 imprese. L’organizzazione non ha scopo di lucro e oltre a promuovere iniziative atte a sensibilizzare.
Lo scarto di frittura, correttamente trattato, diventa una risorsa e che può essere trasformato in: lubrificanti, bio-diesel, saponi, tensioattivi, inchiostri, e altro.
Secondo stime accreditate, se in Italia venisse raccolta l’intera produzione di olio usato, si genererebbe un valore intorno agli 182 milioni di euro. L’obbligatorietà del conferimento dell’olio è sancita dall’articolo 233 del decreto legislativo 152/06 che però si riferisce solo all’utenza commerciale, mentre per i singoli cittadini valgono le ordinanze comunali e il buon senso.

«Attualmente – spiega Roberto non può ancora beneficiare del contributo ambientale, bloccato dalla mancata firma del decreto ministeriale di attuazione».

Oltre all’olio delle fritture, bisogna considerare che anche quello delle conserve viene quasi sempre gettato negli scarichi.

Cosa può fare il singolo cittadino?

Dopo aver fritto bisogna lasciare raffreddare l’olio (o lo strutto o il burro) e versare il tutto in un contenitore (una bottiglia di plastica va bene). Quando si scolano le conserve sott’olio, occorre recuperare il liquido di governo in una bottiglia e smaltirla come previsto presso i due Ecopoint di Piazza D’Arezzo e Vasca Pignataro

Direttore Generale: Aniello Giordano

Responsabile Tecnico: Vincenzo Calce

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